di Valentina Ferri

Io non so proprio come sia venuto in mente, ad Anna, di chiedermi di fare questa cosa. Parlare di me stessa. Ah, certo, mi sono offerta io spontaneamente, l’avevo dimenticato. Chissà perché, va sempre a finire che mi ci ficco da sola, nei problemi. Ed eccomi qui, a scrivere in last minute queste righe, senza sapere ancora bene dove voglio andare a parare.

Conoscendo Anna, sapevo già tutto quello che c’è da sapere. Non avevo bisogno di conoscere nient’altro se non che lei ci credeva. Perché quando ha iniziato a parlarmi di quello che lei e Lorena volevano fare con Belle al Quadrato, non potevo non sentirmi coinvolta.

E infatti mi sono sentita subito una di loro, una “bella al quadrato”. E non perché io abbia mai pensato di essere bella, tutt’altro. E non ho nemmeno mai pensato di essere particolarmente intelligente, o particolarmente simpatica – e quelli che stanno pensando di commentare questo post con frasi del tipo “e infatti non lo sei mai stata”, sappiano che saranno democraticamente cancellati :D

A dir la verità, ci sono cose di me che non mi sono mai piaciute. E ci sono invece aspetti – non necessariamente positivi (e non mi darò la zappa sui piedi da sola facendone un elenco) – che ho ostinatamente difeso perché sono convinta che facciano di me quella che sono, nel bene e nel male. Perché ho imparato, molto tardi e a mie spese, che è questo quello che conta davvero: accettare quello che si è, avendo consapevolezza dei propri limiti e delle proprie potenzialità.

Le cose che difendo ostinatamente, quindi. Come il mio essere un’attrice. Mi piace molto questa parte di me. Forse perché posso dire tantissimo con poche parole. Posso dire che sono Marfisa, Catherine, Alice nel Paese delle Meraviglie, la Zia Augusta, Giulio Cesare, un becchino, una prostituta, una mendicante, una matrigna cattiva, un’arzilla vecchietta e tantissimo altro. Posso dire e fare tantissime cose che non direi e non farei se fossi semplicemente me stessa. Sempre che ci sia davvero una sola me stessa, perché a questo punto comincio a dubitarne.

Magari soffro di moltiplicazione della personalità (“sdoppiamento” mi pareva riduttivo), ma non credo di poter fare un’auto-diagnosi sebbene, da brava Ariete, io sia una perfetta tuttologa. C’è una sola cosa che non imparo mai: a non ripetere gli stessi errori. È che mi riescono così bene, che mi piace rifarli. Ogni volta migliorano anche. Però sono bravissima a consigliare gli altri su come non fare gli stessi errori che ho fatto io. D’altronde, gioco in casa.

A proposito di errori. Quello che faccio più spesso è non dire “no”. Continuo a dire sì, sì, sempre sì, a tutti sì. Ma imparare a dire no, ogni tanto? No, dico…non è che si muore. Almeno credo. Non lo so, non l’ho mai detto a nessuno. Magari un giorno lo dico, e…zac! Muoio. Un po’ come si dice di Napoli: “Vedi Napoli, poi muori”. Ancora non mi capacito di quanto turismo ci sia a Napoli. Con queste premesse, io se posso, la evito accuratamente.

Superstiziosa? Prudente, piuttosto. Perché le coincidenze non esistono. Tutto capita per un motivo. E quindi ci sarà pure un motivo se ad Anna è venuto in mente di raccontarmi di questo progetto e di chiedermi di farne parte. E ci sarà un motivo se mi sono trovata a dire di sì prima ancora che avesse il tempo di finire la frase (a lei però non diciamolo che in ogni caso non sarei riuscita a dirle di no!). E forse il motivo è che un bel giorno mi sono finalmente resa conto che la mia “fame” di felicità e amore non si sarebbe mai saziata solo grazie ai miei continui e indiscriminati “si”, ma che era necessario che io mettessi “me” al centro di me stessa: perché in fondo, i miei desideri, il mio punto di vista, me stessa, potevano (e dovevano) avere un ruolo importante nella mia vita.

Per questo mi sento una “bella al quadrato”: perché ho iniziato a mettere in luce i miei pregi e i miei difetti da sola, facendone un’arma di attacco e non più solo di difesa.

Quindi, ecco il famoso punto a cui volevo arrivare: eccomi qui, ci sono anche io, con il mio personalissimo zainetto pieno delle esperienze che hanno fatto di me quella che sono, nel bene e nel male. E anche se ancora oggi mi sento chiamare nei più svariati modi, da eterna bambina a testarda zuccona,  sono sempre più convinta che non bisogna mai smettere di inseguire i nostri sogni. Già, perché anche un grande viaggio comincia sempre con un piccolo passo. E io di piccoli passi ne ho fatti tanti, ma non mi sono ancora stancata, perché alla mia tenera età, ancora inseguo i miei sogni. Alcuni li ho realizzati, altri li realizzerò e forse alcuni non li realizzerò mai. Ma mai smetterò di provarci. E più la strada si fa difficile, più ho imparato a sfoderare il migliore dei miei sorrisi. Perché in fondo, sono la mia arma vincente (ecco, l’ho detto!).