di Simonetta Botti

Care amiche e amici,

vorrei condividere con voi alcune mie riflessioni personali sul nostro comune modo di essere nel mondo: quello di essere belle , o belli, al quadrato.

Mi piace moltissimo questa opportunità di riflettere insieme e vorrei iniziare raccontando- ci alcuni spunti.

Mi piace molto stare ai tavolini dei bar e davanti ad un bicchiere di vino, pensare, scrivere, a volte piangere o ridere… ma soprattutto mi piace guardare la gente che passa e gli stili che ognuno adotta per raccontare se stesso.

Intanto cominciamo col dire che non è l’aspetto fisico da solo a presentarci al mondo, ma soprattutto lo stile che scegliamo.

Tutto ciò che riguarda il nostro abbigliamento, la postura, i colori, i capelli, il trucco parla di noi e parla in modo immediato. Tenete presente che l’80% della comunicazione è formato dalle impressioni che si formano solo guardando quelli che si chiamano i codici non verbali, che sono codici silenziosi ma molto potenti, e che simbolicamente raccontano pezzi della nostra storia, di come ognuno di noi si rappresenta e del modo con cui si relaziona al mondo.

Credo che il bello, lo stile, dunque, sia la chiave di ingresso per tutte le relazioni, per stare meglio con noi stessi e con gli altri e per rendere anche migliori i rapporti e il mondo circostante.

Quindi ….. che cosa dovremmo dire, noi belle al quadrato, quando vediamo in giro persone che si coprono di bruttezza?

Mi spiego meglio: spesso vedo persone che, magari sovrappeso, sembrano vergognarsi di esserci, sembrano volersi nascondere dietro vestiti anonimi, fanno di tutto per passare inosservate. Sono persone che hanno lo sguardo triste o scontroso, vestite spesso con colori scialbi.

Allora mi viene da pensare che queste persone sono le vittime di un’estetica imperante che ci vorrebbe tutte magre, tutte uguali.

Ebbene, penso a quanta sofferenza ci sia dietro questo modo di porsi, penso ci sia l’idea che non occuparsi del proprio aspetto, coprirlo, dimenticarlo, sia l’unico modo possibile per non pensare a se stesse e per non sentirsi brutte.

Mi piacerebbe invece che ogni donna al quadrato, ma anche ogni uomo, potesse rappresentare, attraverso la ricerca del proprio stile unico, l’idea che siamo comunque orgogliosi della nostra unicità.

Lo stile dovrebbe infatti rappresentare la consapevolezza che ogni persona è unica, che ha qualcosa di bello da raccontare sia fuori che dentro di sé. E mi piacerebbe che questo orgoglio diventasse visibile attraverso il modo di porsi nel mondo.

Quindi mi permetto di darvi due o tre consigli su aspetti sui quali io stessa lavoro costantemente:

  • Camminare a testa alta e guardare il mondo dritto negli occhi.
  • Trovare uno stile originale, ovvero unico, che ci rappresenti; il nostro stile deve raccontare qualcosa di noi in modo molto chiaro: sono sportivo, classico, urban style, espressivo..… il nostro modo di apparire deve rappresentare sempre noi stessi negli aspetti più belli che abbiamo da raccontare e anche l’emozione della giornata. Non dobbiamo strafare, ma trovare i simboli che siano in grado di trasmettere come noi vogliamo essere visti.
  • Investire nel bello. Non occorre spendere un patrimonio, ma occorre non fare sconti al bello. Ricordiamoci che gli accessori non hanno taglie. Un vestito semplice accompagnato da un bel gioiello, dagli orecchini o da una bella borsa di pelle o di tessuto vale per tutti, grassi e magri.
  • Evitare la plastica in tutte le sue forme. A meno che non si tratti di oggetti ricercati, la plastica nella percezione sociale rimanda alla mediocrità, alla massaia, alle bacinelle per stendere il bucato. Evitare i tessuti acrilici , gli accessori dozzinali.
  • Avere sempre un buon profumo. Sia esso di bucato o di un profumo ricercatissimo, la percezione sociale passa prima di tutto dall’olfatto che è il senso più antico del nostro cervello. Quindi avere un buon profumo ci aiuta ad essere accettati e accolti dagli altri.
  • Rifuggire sempre la sciatteria che lascia intravedere atteggiamenti depressivi, tristi, rinunciatari.

Tutto questo non è certamente possibile se non abbiamo lavorato su noi stesse, se non abbiamo preso in considerazione il nostro fisico, non lo abbiamo guardato accettandone tutti i difetti, ma anche trovando quelle parti che ci appaiono originali, uniche , degne di essere amate.

Sappiamo bene, noi tutte, che dietro il nostro essere sovrappeso si nasconde spesso una richiesta di amore di cui abbiamo paura o che pensiamo di non avere avuto; spesso ci sono storie complesse.

Non si può essere amati se noi stesse non iniziamo ad amarci e trattarci come un “tempio”, direbbe il Vangelo, come cioè un dono prezioso, ovvero se continuiamo a nasconderci e coprirci di strati che ci proteggono dal mondo.

La mia idea è che si può iniziare dall’esterno per imparare che il mondo ci sorride se noi ci presentiamo a lui luminose.

E che questo può essere l’inizio della possibilità di amarci profondamente, scoprendo le parti profonde di noi stesse e portandole alla luce con orgoglio.

A volte iniziare da sole è difficile, ci mette paura…e in questo caso le amiche possono condividere con noi la scoperta del nostro stile unico e ci possono dare un aiuto molto prezioso.

Certo, direte, questo vale per tutti però!!

E’ assolutamente vero, ma non possiamo dimenticare che i grassi sono accompagnati da un pregiudizio da combattere. Il pregiudizio appunto che il grasso sia brutto , indolente, poco sveglio, un po’ tonto e imbranato….. questo è il pregiudizio che tutte insieme vogliamo e dobbiamo combattere.

A presto …

Iniziate la scoperta!