di Anna Facchi

La bellezza è un bene fragile, affermava Ovidio.
E se, secondo Stendhal, la bellezza non è che una promessa di felicità, come è esperienza di molte di noi, un inestetismo, un problema cutaneo o semplicemente i segni dell’invecchiamento sul viso possono influenzare la concezione e la valutazione che una persona ha di se stessa, cioè la propria autostima.
Non si tratta di concentrarsi solamente sull’esteriorità o banalmente sull’apparenza.
Dati di letteratura scientifica hanno evidenziato che piacersi guardandosi allo specchio ed avere un buon rapporto con il proprio corpo consente di migliorare il tono dell’umore e l’autostima e, quindi, di esprimere al meglio le proprie risorse intrapsichiche, per vivere pienamente la propria esistenza.
Mi spiego meglio.
Negli anni, ognuna di noi ha costruito un’immagine di sé ideale, che trae origine da vari fattori: l’insieme dei messaggi che ci provengono dall’ambiente esterno, la cultura di riferimento, la rappresentazione di sé, anche appresa dalle figure affettivamente significative, o le proprie aspettative circa l’immagine che si vuole dare di sé. Il disagio avvertito dalla persona può essere tanto più accentuato quanto più l’immagine ideale si discosta dall’immagine di sé, reale o percepita. In questi casi, può nascere la spinta a costringere l’immagine reale all’interno di schemi che non le appartengono; oppure si rischia di non percepire i limiti del sé reale, ma di vedere solo l’immagine mentale.
Evidentemente il concetto personale di bellezza rappresenta la risultante tra diverse influenze interne ed esterne, e può spingere alcune persone ad una ricerca di trattamenti finalizzati al raggiungimento di stereotipi e immagini mediatiche o globalizzate, considerate lo standard di una bellezza possibile.

Il mito della bellezza a tutti i costi, tuttavia, ha talvolta generato confusione portando all’eccesso i modelli perseguiti. Ecco perché sostengo il concetto di percorso terapeutico individualizzato, proposto da uno specialista preparato e dedicato, come guida nell’elaborazione di un programma di trattamento specifico per una determinata persona, da considerare nella sua unicità.
È necessario infatti, ricordare che ogni trattamento medico parte da un esame della persona nella sua interezza, tenendo al centro la costituzione dell’individuo, elemento imprescindibile nel regolare la scelta dell’iter terapeutico e nell’influenzare i suoi risultati.

Nel percorso di prevenzione e trattamento delle rughe e dei segni generali dell’invecchiamento sul nostro corpo, un valido aiuto ci può provenire dai percorsi terapeutici proposti dalla Medicina Estetica. Questa è una branca della Medicina nata in Francia nel 1973 da un’intuizione di Jean Jacques Legrand, endocrinologo di Parigi, raccolta in Italia da Carlo Alberto Bartoletti, medico plurispecializzato, con la fondazione della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME).
Come evidente nella letteratura scientifica, un trattamento di medicina estetica può produrre un miglioramento dell’aspetto della persona e conseguentemente una maggiore armonia nel proprio stato di benessere, fisico e psichico, migliorando la qualità di vita.
La Medicina Estetica non si propone la giovinezza eterna, ma di accompagnare la persona nella ricerca e costruzione di un proprio equilibrio psicofisico, realizzando un programma di prevenzione dell’invecchiamento generale e cutaneo in particolare, occupandosi poi, della correzione degli inestetismi del viso e del corpo (congeniti o acquisiti, in seguito al trascorrere degli anni o allo stile di vita, in relazione alle condizioni di lavoro, alla sedentarietà, all’esposizione ai raggi solari, allo stile alimentare, al fumo, a varie sostanze compresi gli alcolici….).

Quando si affrontano tali temi spesso si parla al femminile: secondo una recente ricerca le donne sono ritenute ancora oggi, il target di riferimento, costituendo circa il 76% dell’utenza, mentre gli uomini si attestano al 24%.
È in rapida crescita tuttavia, anche tra gli uomini, la richiesta di trattamenti con cui è possibile correggere le rughe ed i segni dell’invecchiamento, come anche la loro familiarità con trattamenti cosmetologici.

Secondo una recente ricerca, i trattamenti medico-estetici più richiesti nel 2014 rimangono l’inoculazione di tossina botulinica ed il filler (soprattutto a base di acido ialuronico) negli USA, mentre in Italia, la tossina botulinica rimane ancora al secondo posto, sebbene con una domanda in costante aumento. Lasciatemi spendere qualche parola sulla tossina botulinica, visto che se n’è detto di tutto e spesso con valenza negativa, soprattutto da parte di chi, mass media ed anche in campo medico, ne propone da anni la demonizzazione senza alcun fondamento scientifico. La tossina botulinica viene impiegata da lungo tempo per trattare varie patologie mediche e rappresenta oggi più che mai, il trattamento di punta delle rughe di espressione del terzo superiore del viso (corrispondente a: fronte, regione compresa tra le due arcate sopracciliari e la radice del naso e regione perioculare), per gli elevati livelli di soddisfazione registrata tra chi vi si sottopone grazie all’efficacia, alla naturalezza del risultato e agli elevati livelli di sicurezza, se effettuato da medici estetici adeguatamente preparati.

Non mi voglio dilungare, ma sottolineo che esistono comunque, un numero molto ampio di trattamenti non chirurgici (biostimolazioni, peeling, mesoterapia…), che rappresentano la vasta gamma dello strumentario terapeutico del medico-estetico, che nella prevenzione e contrasto dell’invecchiamento, si avvale anche dell’arma potente della prescrizione cosmetologica e cosmeceutica, come suo elemento complementare e non secondario.

La medicina estetica propone trattamenti meno invasivi della chirurgia plastica e per questo spesso meglio accettati dagli utenti, anche perché intaccano in misura minore gli aspetti socializzanti della persona.
È fondamentale, quindi, la preparazione del medico estetico, che non si limiti a proporre percorsi di trattamento stereotipati; ma che, sulla base della conoscenza dei diversi trattamenti esistenti, delle loro complicanze e controindicazioni, possa consigliare un programma terapeutico non solo personalizzato, ma anche caratterizzato dalla naturalezza del risultato. Questo elemento sembra connotare sempre di più la richiesta della maggior parte delle utenti, terrorizzate dagli effetti drammatici di trattamenti medico-estetici o chirurgici troppo aggressivi o esagerati. Nella mente di ognuna di noi certamente ora stanno affiorando ben evidenti le immagini di trattamenti estetici (medici o chirurgici) che sembrano il frutto di prestazioni eccessive o improvvisate; erogate a volte da soggetti privi della dovuta preparazione o troppo inclini all’ossequiosa realizzazione dei desiderata medico-estetici delle utenti, con risultati deturpanti o di completo sovvertimento dell’equilibrio delle forme o delle caratteristiche di un volto, di un seno, o dell’intera persona.
Simili risultati estetici spesso hanno indotto molte di noi a considerare tali esiti come elemento distintivo dei trattamenti medico-estetici, mentre invece, a mio avviso, rappresentano semplicemente una modalità non equilibrata e non armonica, di eseguire trattamenti correttivi.
È necessario tuttavia, che nell’esame dell’utente vengano anche indagate le motivazioni che muovono la richiesta di un trattamento medico-estetico, in modo da fare chiarezza sulle reali aspettative e sui bisogni che l’intervento medico-estetico dovrebbe andare a soddisfare. È assolutamente necessario infatti, evidenziare malesseri psicologici che possono muovere ad una richiesta di un intervento estetico, medico o chirurgico che sia, e che se non adeguatamente riconosciuti e trattati, possono generare cicli senza fine di insoddisfazione dell’utente, richieste di nuovi interventi e contrasti con i curanti.

Come risulta evidente in diversi articoli scientifici, i trattamenti di medicina estetica possono, quindi, rappresentare un valido aiuto per migliorare l’immagine esteriore, e di riflesso contribuire a conquistare o ristabilire il proprio equilibrio psicofisico, elemento che si traduce in maggiore fiducia in se stessi, sicurezza ed autostima.
L’avere una buona autostima può favorire un atteggiamento fiducioso e un comportamento costruttivo: questo, a sua volta, produce una molla motivazionale in grado di renderci intraprendenti e tenaci, e ci permette di dare valore a noi stesse e di sentirci approvate.

In conclusione, allargando il campo a tutto ciò che riguarda il nostro apparire, voglio lasciarvi con questa frase di Virginia Woolf: “Per quanto sembrino cose di seconda importanza, la missione degli abiti non è soltanto quella di tenerci caldo. Essi cambiano l’aspetto del mondo ai nostri occhi e cambiano noi agli occhi del mondo.”