Si terrá a Bologna sabato prossimo il secondo curvy Pride italiano. Il 1° giugno 2013, oltre 100 donne si sono incontrate in Piazza Maggiore a Bologna per formare insieme un cuore curvy. Quest’anno il Curvy Pride, nato come provocazione per dire no ai dettami della moda e ribaltare gli stereotipi femminili che creano disagi e disturbi alimentari, si unisce alla Fa.Ne.P., un’associazione che offre sostegno e cure a minori affetti da patologie neuropsichiatriche. Scopo della raccolta fondi è fornire assistenza specialistica durante il momento del pasto a bambini e ragazzi che soffrono di Disturbi del Comportamento Alimentare. L’iniziativa appare senz’altro degna di nota ed anche di seguito, eppure noi di belle al quadrato abbiamo, scientemente, deciso di non esserci. Ricorderete tutti, o forse no, che prima di tutto Belle al quadrato è un’associazione culturale che ha come scopo quello di aiutare le persone in sovrappeso, ma non solo, a stare bene con loro stesse e con gli altri. E allora perché non partecipare ad una manifestazione che pare in linea proprio con lo scopo dell’associazione? Ebbene, chi ci conosce davvero sa che la nostra associazione non è un movimento in difesa dell’orgoglio curvy. In primo luogo perché non ci consideriamo un’associazione curvy, anche se spesso ci etichettano così… I nostri associati (ebbene sì, ci sono anche degli uomini), sono di tutte le taglie nonostante ci chiamiamo belle al quadrato. Noi crediamo infatti che il problema dell’auto accettazione della propria fisicità sia trasversale: non ha taglia, non ha sesso, non ha colore, né nazionalità. Non ci piace quindi l’idea di auto ingabbiarci in una categoria che ci rappresenta solo in parte. È vero che Belle al quadrato ha il fine di insegnare a vedere la bellezza che c’è in ogni donna e favorire l’autostima e l’amore per se stessi; è vero anche che poniamo in primis l’accento sulla possibilità di stare bene al di fuori dei canoni imposti dalla società, ma ciò non comprende solamente l’essere curvy. Ci sono tantissime persone che pur non avendo problemi di peso, ed essendone consapevoli, non si piacciono. Ora la domanda è: a cosa serve organizzare una manifestazione come il curvy pride? Serve, ovviamente, ad attirare l’attenzione, in modo chiassoso, su un problema. Ma ne abbiamo veramente bisogno? In quanti comprenderanno che orgoglio curvy non significa “grasso è bello”? Ed in quanti dei partecipanti al pride lo pensano veramente? Forse chi è interessato ad approfondire la tematica comprenderà che l’orgoglio curvy consiste nell’affrontare col sorriso la vita di ogni giorno, nella forza di volontà di amare la propria imperfezione. Che non significa compiacersi di un modo di essere evitando ogni sacrificio per migliorarsi. Ma in quanti? Noi crediamo che sia importante che avvenga un cambiamento, ma che questo cambiamento debba prima avvenire in noi stessi, per compiere il primo passo verso un cammino di crescita e consapevolezza. Non dobbiamo convincere nessuno di quello che siamo e o rappresentiamo. Secondo noi l’ideale da proporre è l’equilibrio, non un incoraggiamento alla magrezza, né al sovrappeso. Per questo non parteciperemo al curvy pride, orgogliose, per una volta, di non esserci. Ciò non toglie che la manifestazione sia un modo per farsi sentire e per far conoscere il proprio punto di vista, sempre degno di rispetto anche se il nostro è diverso, e pertanto auguriamo un grande in bocca al lupo a tutte le partecipanti!