di Maria Roberta Resina

Avete notato le fotografie di nudi con teste di uccello attaccate sul muro esterno dell’autostazione delle corriere? Sono tredici moduli, composti ciascuno da un trittico di nudi in bianco e nero, opera dell’artista spagnolo Vinz Feel Free, per la rassegna di street art “Cheap Festival”. Corpi di giovani, di anziani, corpi tonici o deformati, tatuati, curati o no. Sono corpi assolutamente “normali”, sono i corpi di ognuno di noi. Non c’è ricerca di perfezione, non c’è ideale di bellezza, sono solo corpi.

immagine presa dal web

immagine presa dal web

 

Guardandole mi sono chiesta come è cambiato il modo di percepire il corpo e la sua bellezza nel corso dei secoli, soprattutto al femminile.

 

Cos’è bello oggi, cos’è sensuale e cos’è osceno?

Non credo sia possibile dare una definizione unica di bellezza perché bello è ciò che attrae, che colpisce e che ci fa stare bene (in storia dell’arte si parla addirittura di estasi). Ogni luogo e ogni epoca storica ha il suo modello di bellezza ideale cui tendere e diversi criteri per valutarlo, più il corpo femminile si avvicina ad un modello predefinito più è considerato bello. Il modello però muta di continuo, drasticamente, e noi ci affanniamo ad inseguire una perfezione irraggiungibile.

Provate a pensare alla Venere di Milo o alla Nike di Samotracia, la compostezza e l’equilibrio dei corpi misurati, proporzionati, sinuosi della statuaria classica. Oppure pensate alle veneri rinascimentali di Botticelli, Tiziano e Giorgione, corpi opulenti dalle curve morbide e generose così eleganti e sensuali.

Giorgione,_Sleeping_Venus

Ma chi oggi vorrebbe essere così? Oggi tendiamo tutti ad un corpo atletico e tonico, scolpito dall’attività sportiva. Per fortuna non siamo più ossessionate dalla magrezza ai limiti dell’anoressia ma certo non tendiamo alle forme burrose di Renoir. Oggi ci piace il ventre piatto, la vita sottile con dei bei fianchi e un seno proporzionato. E quanta fatica facciamo per arrivarci! C’è chi corre, chi fa la dieta, chi fa i massaggi…..mantenerci in linea è davvero faticoso. Ma è mai stato facile?

Nel Settecento le donne si strizzavano nei loro busti. Pensate ai ritratti di Maria Antonietta di Elisabeth Vigée-Le Brun o ai ritratti di Madame de Pompadour e delle nobildonne di François Boucher. Il famoso vitino da vespa nasce lì, quando era considerato un simbolo di seduzione e di femminilità. Stecche di balena strette sui fianchi fino a togliere il respiro pur di avere una vita che non superasse i 40 cm.
E poi scollature ampie per mostrare decoltè vertiginosi, gonne sorrette da intelaiature, nei, la faccia bianca e le parrucche. Oggi sarebbe tutto fuori moda anche a Carnevale!

dama con parrucca

E il dolore provato dalle bambine cinesi del secolo scorso? Le dita spezzate piegate sotto la pianta dei piede avvolti nelle bende. Un vero martirio! Erano le madri a dover infliggere questa tortura alle bambine per bloccarne la crescita. Oggi sarebbero perseguite dalla legge, ma allora era un atto d’amore verso le giovani figlie perchè la camminata altalenante, dovuta allo sviluppo non corretto della pianta dei piedi, era considerata sensuale e i piedi piccoli erotici. Una donna con i piedi normali non avrebbe mai potuto trovare un marito!

O ancora l’incarnato candido delle signore del passato. Belle e pallide, il pallore come simbolo di ricchezza, uno status sociale. E si, perchè una donna abbronzata veniva dai campi dove lavorava per ore sotto il sole, era una contadina o un’operaia. Oggi invece il pallore è per chi non ha tempo di crogiolarsi al sole, chi non viaggia nei paradisi tropicali. Oggi è tutto l’opposto.

Chissà come sarà domani!