di Silvia Basso

Mamma, voglio fare l’astronauta!”. Probabilmente è questo che Samantha Cristoforetti, astronauta trentina dell’Agenzia Spaziale Europea, ha detto a sua mamma quando era ancora una bambina. Per lei le idee erano già chiare: guardava all’insù pensando che proprio là si nascondessero le risposte ai misteri dell’evoluzione e l’unico modo per sapere la verità era andarci. Una lunga strada, alimentata da eguale quantità di studio e sogni, che l’ha condotta ieri in Kazakistan, dove è salita sulla navicella spaziale Sojuz ed è partita per la sua prima missione nello spazio, la missione internazionale Futura 42, la prima che ha portato un’italiana a superare i confini del mondo, avvicinandosi alle stelle.

Chissà da dove le venne di voler intraprendere questa strada: l’astronauta è, per definizione, uno di quei sogni tipicamente maschili, un po’ come l’ingegnere meccanico o il calciatore. Ma lei aveva una prospettiva speciale, quella dei cieli tersi del suo Trentino, che di notte facevano risplendere tante, tantissime stelle. Samantha, a guardarle, rimaneva affascinata da tutto quello che sarebbero state in grado di rivelare. Già, perché che lassù qualcosa di grande c’era, lei lo sapeva bene, anche da bambina. E forse è stata questa sua incrollabile fede che l’ha portata a essere scelta tra 8000 altri aspiranti astronauti, nel 2009, per compiere questa avventura straordinaria, che per lei è la realizzazione di un sogno.

Oggi è una donna con “gli attributi”, di quelle che riescono a trasformare i sogni in realtà, facendoli diventare non solo la propria passione, ma anche il proprio lavoro.

Tutto il mondo in questi giorni ha parlato di lei. Giornali e TV si sono contesi le sue ultime dichiarazioni prima di lasciare la Terra e raggiungere la base spaziale dove trascorrerà i prossimi sei mesi, tra esperimenti ed emozioni forti. E nonostante Samantha continui a ripetere che quello che sta facendo “non è niente di speciale”, infondo sia lei che noi sappiamo che non è così.

Ci ha messo 30 anni per concretizzare un sogno e oggi, che nello spazio c’è per davvero, è diventata un simbolo di “quelli che ci riescono”. Portacolori naturale di fiducia, passione e convinzione, tutte qualità che abbiamo tutti dentro di noi e che dobbiamo valorizzare per raggiungere i nostri obiettivi. Magari non andremo nello spazio come Samantha, ma anche noi raggiungeremo le “nostre stelle”, quell’obiettivo che per noi è il sogno da realizzare.

In bocca al lupo @AstroSamantha!

Per seguire Samantha Cristoforetti nella sua avventura, leggete il suo blog! http://avamposto42.esa.int/