Va di moda il salutismo.

Siamo bombardati ogni giorno da messaggi sul cibo che fa bene; nelle nostre città si diffondono sempre di più i ristoranti e i bar bio vegetariani e vegani, i supermercati in cui trionfano uova biologiche da allevamento a terra, prodotti da forno confezionati con l’immancabile pasta madre, tofu, kefir, semi, latti vegetali, prodotti dell’agricoltura biodinamica e rigorosamente di filiera corta.

Mangiare carne e pesce non è etico; i grassi d’origine animale fanno male; bisogna assolutamente evitare il cibo spazzatura, ma anche le più comuni verdure o cereali a meno che non siano rigorosamente biologiche, a chilometro zero, di stagione e consumate, possibilmente, crude.

In contemporanea però spopolano i servizi sui superfood, alimenti ultrasani come avocado, cacao, bacche di goji di cui si decantano le proprietà benefiche per l’organismo e si incentiva il consumo… e qui mi domando: ma non dovevano essere a chilometro zero? Mica l’avocado lo trovo nell’orto dietro casa…

Per non parlare del salmone, superfood ricco di omega3! Peccato che sia pesce …

E mentre mi abbandono a questi pensieri, mi passa davanti la pubblicità sui functional food, quei cibi arricchiti con sostanze fondamentali allo scopo di risolvere una specifica problematica: chi non conosce, ad esempio, gli yogurt appositamente realizzati per abbassare il livello di colesterolo nel sangue? Ma cosa c’è di naturale in un cibo arricchito industrialmente di vitamine o antiossidanti? Se poi è fatto con latte vaccino … Vade retro!

Francamente mi sento un po’ frastornata.

E non credo di essere l’unica a trovare eccessiva questa sovraesposizione non solo mediatica!

Le crociate del salutare a tutti i costi, gli estremismi anche in cucina,  si tratti di una dieta iperproteica, vegana, macrobiotica o crudista, non fanno per me, e credo di poter dire che non fanno parte neppure della filosofia di questo blog.

Mi capita a volte, da onnivora impenitente di scontrarmi con chi vorrebbe imporre agli altri il suo regime alimentare.

Credo che ognuno debba essere libero di mangiare ciò che più gli aggrada, purché non faccia male alla salute, senza dover necessariamente guardare cosa c’è nel piatto degli altri.

E allora direte voi?

Allora  sono a favore della libera dieta in libero stato: oggi mangio i tortellini, domani il seitan con i fagioli e magari mercoledì un mix di verdure crude, passando ogni tanto per una bistecca rossa, magari con un occhio alla qualità e alla provenienza degli alimenti.

Abbiamo la fortuna di vivere in una società dove il vero problema non è l’accesso al cibo ma, se mai, l’accesso al cibo di qualità.

Tutti in qualunque supermercato vediamo la differenza di prezzo, ad esempio, tra un pacco di farina bianca e uno di farina integrale e quasi sempre le scelte alimentari passano anche attraverso il portafogli.
Non è un segreto che molte famiglie rinunciano alla qualità per cercare di far quadrare i conti a fine mese.

Allora forse la vera battaglia per noi dovrebbe essere quella della qualità accessibile a tutti piuttosto che imporre un regime alimentare dell’uno o dell’altro tipo.

E voi che ne pensate?