di Sabrina Landini

Fare un corso di moda in Etiopia mi è suonato strano sin dall’inizio…

Un paese di cui si sente spesso parlare per il problema dei migranti; colonizzato per pochi anni, prima e durante la seconda guerra mondiale, proprio dall’Italia: una parte del mondo sconosciuta.

Ma l’avventura è anche questo.

E sono rimasta stupita dalla semplicità nella ricerca di una raffinatezza essenziale.

Se avete occasione di guardare foto di ragazze etiopi, potrete cogliere solo a volte la volontà di ammiccare alla moda europea; più spesso uno sguardo sbarazzino, i capelli spettinati, che sembrano addirittura sporchi; in altre  viene fuori il sorriso semplice e spontaneo che tutte, e ripeto tutte, le donne etiopi hanno.

E’ questo il loro parametro di bellezza: la semplicità di un sorriso sincero.

Lascio le caratteristiche somatiche, come gli occhi grandi, la fronte alta ed i capelli crespi agli antropologi: io ho vissuto la loro disarmante voglia di vivere a tutti i costi.

L’ammiccamento alla moda europea è solo delle modelle; nel mio caso ho avuto occasione di vedere foto simili in campagne pubblicitarie finalizzate a  penetrare il mercato dei prodotti per capelli; mentre al di fuori degli scatti professionali, le donne etiopi sono molto vere, di un quotidiano simile al nostro, fatto di impegni di lavoro e di famiglia, di una spensieratezza che è un obiettivo e non un modo di essere.

La felicità da quelle parti si raggiunge con poco: un lavoro, un compagno, figli, e la salute.

Ma il punto focale, che riguarda proprio voi, amiche mie, è la totale apertura mentale e mancanza di discriminazione nei confronti delle bellezze rotonde ed abbondanti. Da quelle parti essere sovrappeso è oggettivamente difficile, ma le matrone sono guardate con invidia; la bellezza giunonica, come scritto anche recentemente, è molto ambita perché simbolo di ricchezza e benessere. Non esiste l’anoressia né la bulimia, non ci sono gruppi di persone escluse a priori per la loro condizione fisica.

Ogni donna fa la sua parte e, sebbene anche laggiù il maschilismo sia radicato, i compiti più gravosi sono gestiti dalle donne. In quel momento ho provato un po’ di invidia.

Sono quasi seimila km in linea d’aria, ed è tutto così diverso. Noi, che produciamo e consumiamo ricchezza a ritmi terrificanti, abbiamo provocato malattie e discriminazioni che in Etiopia non hanno mai attecchito.

Qual è la risposta? Dovremmo fare tutti un passo indietro e concedere meno al consumismo? Qual è la formula per tornare tutti un po’ più sereni, con il sorriso semplice e disponibile sulle labbra? Non sono una sociologa e non ho una risposta.

Ma un ricordo ce l’ho eccome: il sorriso provocato dai bigliettini scritti dalle mie figlie ancora piccole in occasione della festa della mamma: “Mamma ti voglio bene”. E’ lì il mio sorriso semplice. E’ lì la mia semplicità. E’ lì la mia felicità vera. Ed è lì che dovremmo tornare tutti, per vivere al meglio le cose essenziali della vita.