Come un vecchio detto del mio paese che dice : “Non c’è debito che non si paga o scadenza che non è rispettata”, sono già diversi giorni che girano nella mia testa dei bei ricordi e pensieri di come ho vissuto i miei primi quarant’anni.

Sono nata a Santiago, in Cile, dove ho vissuto fino a 13 anni. Un’infanzia che ricordo con affetto e tenerezza: io, una bambina un po’ birichina ma socievole e solare, attaccatissima alla nonna materna (di origine italiana) e con qualche chilo in più, in confronto a un fratello davvero magrissimo.  Ogni tanto mi capita di riguardare le mie vecchie fotografie e mi rivedo un po’ rotondetta con il bikini a righe (terribile secondo me!) abbracciata al mio fratellino. E ieri come allora, ritrovo sempre quel sorriso che credo mi caratterizzi come nessun’altra cosa. Gestire la nostra famiglia non fu così facile per mia mamma, e solo adesso che sono mamma anch’io capisco il suo durissimo lavoro, lei che era l’unica a stare attenta alla mia alimentazione.  Nonostante quei chiletti di troppo, non ricordo di aver avuto dei complessi o che i miei compagni mi prendessero in giro, anzi mi sono sempre sentita un po’ leader ed accettata da parte dei miei amici sia a scuola (fino ai 13 anni ho frequentato una scuola gestita da suore completamente al femminile) sia nel mio quartiere, dove ho avuto la possibilità di rapportarmi anche con ragazzi (anzi, io ero maschiaccio come loro!).  Non dimenticherò mai il giorno in cui mio padre arrivò e ci disse che aveva avuto un trasferimento per lavoro e che dovevamo andare a vivere in Patagonia, in una città chiamata Punta Arenas, letteralmente alla fine del mondo. Di colpo ho dovuto lasciare le mie amiche, il primo fidanzatino, la mia famiglia e rifarmi una vita nuova. Subito fu difficile esserne contenta.

Arrivati lì era tutto strano, giornate lunghissime d’estate e cortissime d’inverno. Un vento che portava via anche me, (lo ammetto, non una cosa tanto facile!). Un paesaggio quasi da “far west”. Anche se dentro la stessa nazione, un modo di vivere completamente diverso, più vicino all’Argentina che al resto del Cile.

Nonostante un inizio così, lì ho vissuto i migliori anni della mia vita. Dopo tutto non era così terribile come avevo immaginato. Ed è in questo momento storico che sono iniziati i miei problemi con i chili di troppo, tanto da diventare obesa. Devo dire che la cosa stranamente non comportò alcun cambiamento nel mio carattere o modo di vedere la mia vita. Continuavo a sentirmi accettata e ad avere tanti amici, i miei weekend erano sempre pieni di cose da fare, sono stata eletta rappresentante di classe per anni e scelta da tante amiche come “amica speciale”. Però iniziavo a essere consapevole che quei chili in più non mi facevano bene dal punto di vista della salute.

Finito il liceo sono tornata a Santiago. Lì ho frequentato la facoltà di giurisprudenza. Vivevo con mia nonna e ho iniziato ha percorrere una lunga strada in compagnia della mia amica “tiroide”, tanti medici accompagnati da una depressione che mi ha portato a non voler più far niente. Ho lasciato l’università perché avevo bisogno di un cambiamento, ma non ero in grado di dire ai miei genitori che non mi piaceva quello che studiavo e che mi sentivo più adatta ad una carriera artistica.

Tutti questi cambiamenti mi hanno portato a iniziare la facoltà d’architettura. Una scelta alla quale sono seguite tanti altri cambiamenti: ho iniziato la facoltà di architettura, ho trovato un lavoro e ho conosciuto quello che sarebbe diventato l’amore della mia vita, e oggi, mio marito. Con lui è nato tutto su internet, quando ancora eravamo all’inizio delle relazioni cibernetiche, tanto da essere prassi che spaventavano un po’. Era tutto complicato, tutto costosissimo, ma allo stesso tempo bellissimo. Non gli ho mai nascosto il mio peso e dopo un mese gli ho inviato un album con tante fotografie. Lui ha fatto lo stesso. Dopo cinque  mesi che avevamo iniziato a parlare è venuto a trovarmi e da lì non ci siamo mai lasciati. Mi è stato a fianco sempre, mi ha accettata per quello che sono, senza mai pensare al mio fisico come a una debolezza.

All’inizio degli anni 2000 ho fatto un bypass gastrico, sono dimagrita più di 70 chili. Ora, anche se sto molto più attenta alla mia alimentazione, continuo ad essere una donna in sovrappeso: cosa che, almeno per me, non è un problema. Sono altri i veri problemi. Per esempio anche se adesso son più “magra”, faccio davvero fatica a trovare dei vestiti che prima di tutto mi possano piacere e poi che stiano bene. Girando per negozi da tutta una vita mi sono sempre più convinta che chi disegna abiti per le ragazze “curvy”, siano persone decisamente magre, capaci solo di offrirti di nascondere delle parti del tuo corpo, al posto di mettere in risalto quelle che a te piacciono di più. Senza pensare poi alla totale mancanza di stile…ma i colori, dove li abbiamo lasciati? E quei vestiti con i brillantini che per questi stilisti dovrebbero essere passe-partout per tutto il giorno, quando al massimo si potrebbero indossare la sera, per qualche occasione specifica.

Insomma, il mondo maggiorato viene percepito in modo distorto: tante le cose che non si conoscono ma sulle quali si danno comunque giudizi ed etichette. Il mio peso non ha mai condizionato la mia vita, né le mie amicizie. Ma allo stesso tempo è stato fattore condizionante per farmi etichettare dalla moda e dalle convenzioni sociali, che ti vogliono in un certo modo o con certe misure per essere realmente accettato. In realtà tutto questo è solo percezione. E una percezione può essere cambiata, o perlomeno affiancarsi anche ad altre percezioni, che contemplano che una donna in sovrappeso possa sentirsi bella e amata. Non voglio urlare “grasso è bello”: questo può essere vero a patto che ci sia la salute. Che rimane il nodo a cui ruota attorno ogni discorso (e in particolare la mission di Belle al Quadrato). Ma non possiamo neanche pensare che la taglia 40/42 sia l’unica accettabile. C’è tanto altro, ed è importante dirlo. Ecco perché sono molto contenta di provare a condividere con voi tutte queste problematiche. E, cosa più importante, ce la metterò tutta per avverare il mio sogno “al quadrato”.