di Elisa Mazzotti

Durante la settimana della moda tenutasi qualche settimana fa a New York, l’imperativo è stato quello di non dimenticare il tema della diversità razziale e dei canoni estetici quando si sceglie una modella per sfilare.

Così, la settimana della moda americana è diventata un monito per le altre fashion week e più in generale per l’accettazione di ciò che è “diverso” da noi e nel rivalutare il concetto standard e omologato della bellezza.
Durante le sfilate in passerella, è stata chiamata a presenziare Madeline Stuart, prima modella professionista con la Sindrome di Down, Reshma Querishi, modella indiana di 19 anni sfregiata dall’acido, e la notizia del suo ingaggio è diventata subito ricca di interesse, riportando l’interesse sull’importante e delicato tema delle donne vittime di questa tremenda aggressione.
Anche Chantelle Winnie, soprannominata “Ladybug” (coccinella) per la vitiligine che ne chiazza la pelle, ha sfilato nella passerella di Manhattan ed è diventata, da tempo, un simbolo per campagne pubblicitarie e grandi marchi di moda.
L’esempio di queste ragazze, ha poi spinto un’altra modella, l’australiana Lara Kitchen, a pubblicare su Instagram un video in cui mostra la propria alopecia, sbarazzandosi finalmente della parrucca. Anche il suo caso è stato d’aiuto per riflettere sulla diversità e creare dibattiti interessanti sul web e social.

E’ interessante e positivo che anche in occasioni di tale rilevanza e interesse, dove accorrono migliaia di persone e che hanno un seguito sui social altrettanto notevole, si sia creata un’ attenzione mirata e un chiaro messaggio: la diversità non è sottrazione di nulla e la bellezza, ha canoni sempre unici e appunto, diversi, nel senso positivo e propositivo del termine!

Ricordiamoci sempre di guardarci e di guardare gli altri, con gli occhi del cuore e dell’anima, perché ognuno di noi, possiede una bellezza al quadrato senza eguali e soprattutto senza distinzioni e perché, ogni diversità è sempre ricchezza.