di Silla Guerrini

Avevo circa 16 anni, facevo l’Istituto Magistrale di Ferrara ed ero una piccola donna con la vita in mano, piena di incertezze e insicurezze come si è a quell’età, in cui non si comprende il proprio valore, non si sono ancor ben formati l’identità e gli ideali e non si capisce quanto si è belle.

La scuola era femminile al 99,9%, tutti i maschi erano nella Sezione A, io ero nella F, dove insegnava latino Alberto Melandri, ex sessantottino con metodologie didattiche assolutamente “trasversali” che spesso si adoperava in racconti di culture antiche.
Durante una lezione davanti ai nostri occhi aperti ma assonnati, a volte annoiati, ma molto più spesso curiosi, ci raccontò del mito della Dea Madre.

Ci parlò dell’archetipo della Grande Madre che a ogni primavera genera suo figlio il quale, come la natura nelle stagioni, muore a ogni inverno per poi rinascere ciclicamente l’anno successivo. Ci spiegò di come anche la Madonna e Gesù bambino derivassero dallo stesso mito; la resurrezione di Gesù diventa la coincidenza più evidente.

Foto di Silla Guerrini

Foto di Silla Guerrini

Mi sembrò uno svelamento importante per la mia cultura, per la mia spiritualità, per la mia fede. Ma allora avevo semplicemente raccolto quel seme e avevo iniziato a custodirlo e nutrirlo senza rendermene conto, metaforicamente parlando una fecondazione.

Più tardi una volta trasferitami a Bologna, non mi ricordo se durante il periodo in cui frequentavo l’Accademia di Belle Arti, ma credo dopo, partecipai a una serie di convegni sullo stesso mito, nel quale veniva raccontato per parole e per immagini l’iconografia legata alla figura femminile e al mito della Grande Madre, Madre Terra, Dea Madre, Madre Natura e alle molteplici analogie tra miti diversi che si ritrovano qua e là per il pianeta su e giù nel tempo, come per esempio in Sardegna i pozzi sacri, magici e affascinanti, dedicati alla figura femminile, con l’ingresso a triangolo, le acque all’interno nel profondo, esattamente come una vagina e un apparato riproduttivo femminile.
Tra l’altro, il tutto si svolgeva all’Oratorio della Chiesa di Santa Maria della Vita.
No dico, meglio di così!

La donna come Dea, Madre che nutre e genera.
Come sono in fondo tutte le donne, generatrici, magari non di vita in senso letterale, ma in grado di creare cose nuove con la naturalezza che appartiene loro.

Nella mia ricerca artistica mi sono concentrata moltissimo sulla figura femminile.

Ho iniziato con la Farfallina d’oro, con la quale intendevo parlare dello spreco delle preziose doti femminili, nel momento in cui una donna si concentra sul Dio corpo, ossessionata dalla forma più che dalla sostanza; non a caso avevo utilizzato un manichino senza testa: “quando una donna è inutile lo è molto più di un uomo”, perché le donne sono così potenti e fattive che quando non approfittano delle loro straordinarie doti sprecano importanti occasioni benefiche.

Poi in seguito per inUTILE magnETICO nel 2012 ho realizzato la Magna Mater Magnetica – Ritorno alla natura . Ho progettato e realizzato, pensando al pianeta e ai danni che subisce, una scultura con una figura femminile con il pube magnetico e con una ciotola quasi votiva piena di viti nere che, grazie all’interazione dei visitatori, andavano a completare l’opera completamente bianca nella sua parte pubica. Questa Dea Madre ispirata alla Venere di Willendorf, non ha braccia e come un’impotente Venere di Samotracia attende l’aiuto di esseri umani consapevoli a non volere distruggere un pianeta, una natura offesa.

Foto di Silla Guerrini

Foto di Silla Guerrini

Negli anni mi è poi capitato di riflettere sul fatto che anche il lievito naturale per fare il pane (guarda caso per nutrire) si chiama Lievito Madre.
Ecco allora che a Budrio per #foodporninUTILE , nel 2014, presento Pane quotidiano.

Foto di Silla Guerrini

Foto di Silla Guerrini

Dovendo parlare di cibo e nutrimento, il pane non poteva non esserci.

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Foto di Silla Guerrini

Ora il progetto sta evolvendo e diventerà un video, che parlerà ancora di donna, pianeta, e di maltrattamenti.

Evviva le femmine.

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Foto di Enzo Sbarra