di Sabrina Landini

Il settore dei capelli, mondo che affascina l’essere umano da sempre, essendo parte integrante delle nostre fattezze, è rimasto per tantissimi anni fermo ad un concetto reale ma antico, direi antichissimo. Intendo: ricordate le figure egiziane dipinte o scolpite delle piramidi? O, andando addirittura a ritroso, le scene di caccia raffigurate nelle caverne degli uomini preistorici? Cosa avevano in comune?
Che non avevano il senso della profondità. Erano dei disegni che seguivano il senso delle due dimensioni… Solo con i primi scultori greci, ed i pittori romani in seguito, le raffigurazioni hanno cominciato ad essere rappresentate nel senso delle tre dimensioni: Larghezza, Altezza, Lunghezza (o profondità). Utilizzerò ora un termine ormai abusato, ma essi avevano scoperto il “3D”.

Ebbene, questa lunga premessa per affermare che un giorno, immersa in riflessioni stilistiche, e oberata da migliaia di soluzioni che avevano cominciato ad essere noiosamente ripetitive, ho avuto un’intuizione: continuavamo a guardare il nostro mestiere ed il nostro “prodotto” in due dimensioni. La cosiddetta geometria “piana” la faceva da padrona: rette, segmenti, diagonali, quadrati, triangoli e così via. Tutte figure bidimensionali. Quindi? Quindi ho cominciato a pensare che era ora di aggiungere la terza dimensione, quella della profondità.

Il capello, pur essendo quasi impalpabile, vive anch’esso in tre dimensioni: e come tale va trattato, mi sono detta. Da qui sono partita per cambiare la prospettiva di lavoro e di risultato: per quanto riguarda la prima, il parrucchiere non deve più lavorare su un quadro ma su una scultura, parlando di orbite e non di cerchi, ad esempio; per la seconda, finalmente le forme dei capelli risultavano più armoniose, voluminose e accattivanti, proprio perché concepite mantenendo invariata la geometria del corpo e della testa. Questo ha portato a risultati eccezionali (a quanto dicono le clienti…) in termini di risposta estetica.

Così come si può vedere dalle foto, si riconosce immediatamente lo stacco dal concetto di piano a quello di volumi; ogni taglio contiene tratti di volume di capelli e non di ciocche tirate e tagliate come un foglio di giornale…

Ogni forma segue una strada di accompagnamento della cliente verso i suoi gusti, siano essi tradizionali o di rottura nei confronti della moda imperante in quel momento: i ricci diventano onde, siano esse increspate vicino alla riva o alte come quelle tanto amate dai surfisti; il movimento dei capelli quando si muove la testa è continuativo, il capello in sé si trova a proprio agio nel poter essere più libero da volumizzanti chimici, quasi fosse una creatura indipendente, libero di muoversi nello spazio e non su un piano.

In questo modo, ancora di più sono riuscita a personalizzare i tagli di capelli, rendendoli accattivanti ma soggettivi: un taglio su una grande attrice (su cui, soprattutto se è bella, non è poi così difficile lavorare) può essere preso come punto di partenza per un taglio su una sua ammiratrice senza però trascurare la personalità di quest’ultima.

E nel valorizzare il proprio io interiore e la propria figura, a prescindere dalle forme del proprio corpo, si riesce ancora di più a sostenere ciò che si è veramente, ciò che si pensa, ciò che si vuole mostrare.

Lasciare libero il capello di muoversi in una nuova (sebbene sempre esistita) dimensione significa più libertà di espressione anche per noi. Che rimaniamo degli esseri umani: con il diritto di mostrarci come vogliamo, con un po’ di filosofia ma anche di civetteria, con amor proprio ma con spirito sbarazzino.

Perché tra “il serio ed il faceto” la chiave di volta della propria esistenza la si trova sempre.

Se volete approfondire ulteriormente, date un’occhiata a www.lageometriasolidadeicapelli.com , e non abbiate remore: chiedete liberamente ed informatevi…

Alla prossima!