di Maria Roberta Resina

Oggi venerdì 14 Novembre i bolognesi piangono la perdita della loro amatissima Elisabetta!

Siamo a Bologna nel 1665, nella basilica di San Domenico, la stessa che ospita le spoglie del grande Guido Reni e la defunta è la giovanissima Elisabetta Sirani, pittrice amata e contesa prima dai bolognesi e poi a livello internazionale. 

E’ morto “l’Angelovergine” della pittura bolognese come soleva chiamarla il Malvasia, suo scopritore e biografo, “prodigio dell’arte, gloria del sesso donnesco, gemma d’Italia, sole d’Europa, colei che dipinge da homo, anzi più che da homo”.

Siamo negli anni della Controriforma, Bologna è la seconda città dello stato pontificio ed Elisabetta è quella che possiamo definire una ragazza prodigio. Si forma alla scuola del padre Andrea, anche lui pittore e commerciante d’arte, ma ne supera ben presto le doti. Scrive, suona, dipinge e a 17 anni è già ricercatissima da nobili e religiosi che le commissionano tele raffiguranti Madonne, Sante e in generale donne della tradizione biblica e mitologica.

La Giustizia, la Carità e la Prudenza, dipinto di Elisabetta Sirani del 1664

La Giustizia, la Carità e la Prudenza, dipinto di Elisabetta Sirani del 1664

Elisabetta lavora senza sosta, di giorno e di notte, tanto da produrre quasi 200 opere in soli 10 anni, tutte catalogate e autografate. La sua produzione è così abbondante da creare dubbi sulla sua autenticità. Le malelingue sostengono che faccia lavorare in segreto degli aiutanti, probabilmente uomini, o che sia lo stesso padre a dipingere al posto suo: una donna pittrice per di più brava è cosa molto rara! Lei non se ne preoccupa e per eliminare ogni sospetto apre il suo studio al pubblico che può così vederla all’opera. Mossa tattica o fortuna, il risultato è che attira ancora di più l’interesse del pubblico e dei i suoi committenti.

Passerà alla storia per essere una delle prime donne ad avere successo in un ambito ancora prettamente maschile, quello dell’artista e delle botteghe. Sarà considerata una grande pittrice e ricordata per avere elaborato uno stile morbido, sensuale ed estremamente realistico, vitale, fresco.

Ma ancora di più sarà ricordata per il processo che seguirà la sua morte precoce e improvvisa.

In chiesa, infatti, già durante i funerali, si parla di veleni, gelosie e invidie.

Ma ricostruiamo i fatti.

Elisabetta muore la sera del 28 Agosto dopo giorni di atroci dolori al ventre. Il medico aveva provato a curarla con “sciroppo acetoso”, “brodi” e “unzioni” ma non c’era stato nulla da fare: il corpo si gonfiava e diventava scuro. “Dopo morta pareva fosse vecchia di sessant’anni, e fra le altre cose le si gonfiò anche il naso” riportano le testimonianze della zia al processo.

Il padre richiede l’autopsia, cosa rarissima per l’epoca e i medici ipotizzano una morte per avvelenamento.

Si aprono le indagini che vedono come unica sospettata Lucia Tolomelli, serva e aiutante di Elisabetta. Alcuni testimoni l’avrebbero vista comprare una strana polverina rossa e metterla nel pancotto che la pittrice era solita mangiare a cena. Non solo, ad aggravare la sua posizione, la volontà di lasciare casa Sirani in gran fretta il giorno di ferragosto, rinunciando alla consueta gratifica estiva. Ma quale sarebbe il movente. Odio? Lucia non amava stare in casa Sirani, era noto e da tempo minacciava di andare via, ma era stata proprio la pittrice a convincerla di restare; in fondo le due ragazze erano diventate amiche. Forse allora agisce per conto di altri?Un collega invidioso? Una donna gelosa per amore? Un pretendente respinto? Le ipotesi sono tante e il processo dura più di un anno.

Si fa il nome di Ginevra Cantofoli, allieva di Elisabetta, promessa al parmense Battista Zani, pittore della scuola di Andrea Sirani, di cui forse la defunta era l’amante.

Si sospetta sia di artisti noti nell’ambito della scuola bolognese sia del padre invidioso delle capacità della figlia.

Il processo va avanti, Lucia viene interrogata, torturata ed esiliata dalla città; prove certe della sua colpevolezza tuttavia non ci sono. Intanto il nome della pittrice scomparsa è sulla bocca di tutti…e le sue opere vanno a ruba!

Infine i patologi diagnosticano morte da ulcera perforata (oggi potremmo dire peritonite) probabilmente causata da stress da lavoro. La Tolomelli torna a Bologna ma ormai è per tutti l’avvelenatrice di Elisabetta.