di Simonetta Botti

Mi è capitato a volte di dire ad una mia amica decisamente fuori dagli standard di peso una battuta del tipo …”noi ciccione!!!!” Lei mi ha guardato con l’aria tra lo smarrito e l’infastidito come per dirmi…”grasso a chi ?”

L’altro giorno poi ero per strada in una città del nord e mi imbatto in una ragazzina decisamente sovrappeso con minigonna inguinale e calze a rete….

Vi è mai capitato?

Al di là delle declinazioni di ognuno, possiamo certamente ravvisare in queste situazioni una frattura fra l’io reale e l’io ideale.
Mi spiego meglio: ognuno di noi ha costruito negli anni un’immagine ideale di sé, attingendo dai messaggi che ci provengono dall’esterno, dalla cultura di riferimento, dalla rappresentazione che si vuole dare di sé.
Le possibilità di fronte all’io ideale sono o che questo sia enfatizzato, percepito come onnipotente, oppure che sia sminuito con un atteggiamento di svalutazione globale del sé.
Il disagio è tanto più accentuato quanto più l’immagine ideale non si sovrappone all’immagine reale.

In questo caso cosa si tende a fare? Costringere l’immagine reale dentro schemi che non le appartengono, oppure non percepire i limiti del sé reale, vedendo solo l’immagine mentale.

Conosciamo tutti bene la deriva patologica di questa frattura che è presente nei disturbi del comportamento, ma questo meccanismo è diffuso in tutte noi più di quanto possiamo pensare.

Mi capitava anni fa di comprare vestiti di taglie improbabili credendo che mi andassero bene,  per poi avere amare sorprese quando andavo a provarli.

Quale che sia il percorso mentale che delinea la distanza tra io ideale e io reale, l’effetto è sempre quello che Pirandello ricordava nel suo saggio sull’Umorismo: la percezione di qualcosa di stridente, di storto, di caotico… il senso di un disordine estetico che ci infastidisce, fino a farci provare il senso del ridicolo. Si badi bene: tale senso del ridicolo era per Pirandello la massima espressione della malinconia della vita che non riesce a mettere d’accordo la forma estetica, esterna, con l’anima interiore. E quindi la massima espressione della tristezza.

È interessante secondo me sapere che, come abbiamo già avuto modo di dire, per ognuno di noi, grassi o magri, alti o bassi, la connessione tra io ideale e io reale è molto importante e ci permette di esprimere al meglio le nostre potenzialità, anche individuando zone di miglioramento che siano sfide possibili e non impossibili chimere.

Ancora una volta l’invito è quello di chiedersi: cosa voglio esprimere di me all’esterno?
Come voglio che gli altri mi percepiscano o, ancora, da chi voglio essere accolta?

Beh, una bella cosa da sapere!!!

Vi lascio con una storiella esilarante capitata veramente ad un mio caro amico che è decisamente un gigante. Un giorno entra in banca e la vocina nella porta scorrevole continuava a dirgli :” si prega di entrare uno alla volta ….”
E non lo ha fatto entrare finché un bancario pietoso non gli ha aperto la porta…