Volevo condividere con voi la mia predilezione per l’arte di Fernando Botero, non in qualità di esperta, ma come appassionata di questo grande artista. Ogni tanto dico scherzando che mi sento una “Boterita”.

Per scrivere questo articolo mi sono basata sulle tante interviste all’artista che ho potuto vedere in televisione o leggere sui giornali in questi anni. Se poi tra di voi troverò altri “boteristi” come me, fatemi sapere!

Forse non tutti sapete che Botero è pittore e scultore di origine colombiana nato a Medellin nel 1932 da una famiglia modesta. Il talento per l’arte l’ha ereditato da sua madre che era rinomata per la sua creatività e la sua abilità manuale. Artista precoce, ha dipinto le sue prime due opere ispirate alla corrida all’età di 12 anni. Lui stesso dice che ha iniziato a dipingere seriamente tra il 1946 e il 1947 e a diciotto anni ha partecipato alla sua prima mostra. La sua più grande ispirazione viene dai pittori italiani come Piero della Francesca, nutrendosi e interpretando queste influenze.

Nel 1956 si è trasferito in Messico, dove ha realizzato la “Natura morta con mandolino”. Nel realizzare quest’opera ha scoperto la possibilità di aumentare il volume delle forme. È stato allora che, per un problema di proporzioni nella realizzazione del mandolino, Fernando Botero ha trovato il suo stile distintivo, quel tratto per il quale è conosciuto in tutto il mondo: opere dove le figure robuste sono mostrate come la realtà latino-americana, che si nutre di miti.

La sua carriera non è stata sempre fortunata, nel 1960 ha esposto a New York, quando la pittura astratta era al suo apice, ma il suo lavoro non è stato ben accolto, e lo hanno definito un “caricaturista”. Le critiche però non lo hanno portato a cambiare il suo stile al quale è rimasto sempre fedele.  Lui stesso in un’intervista ha affermato

“Fintanto che dipingerò, ossia fino alla mia morte, non disegnerò mai persone magre”

Il 1962 è l’anno che ha segnato la svolta nella carriera di Botero; con l’esposizione al MOMA della sua “Mona Lisa” è stato finalmente riconosciuto come un artista di fama mondiale.

Nei primi anni ’70 Botero ha cominciato anche a scolpire. Nel 1975 ha creato la sua prima scultura “Mano” (inspirata alla propria mano, senza reali somiglianze, come lui stesso dice in un’intervista).

Botero è anche l’artista che si è esibito di più al mondo. È il primo scultore che ha creato un’esposizione all’aperto, e come scenario ha scelto niente di meno che gli Champs-Elysées a Parigi, esponendo trentadue sculture giganti. Pur avendo esposto in tutto il mondo e avendo vissuto molti anni all’estero, porta nel sangue il segno delle sue origini latinoamericane; la Colombia è sempre la sua patria. E proprio al suo paese e al suo popolo nel 2000 ha donato numerose opere, sue e di grandi artisti come Picasso, Gauguin, Dalì,  per allestire una mostra permanente e dare la possibilità a tutti di conoscere parte dell’arte mondiale.

Per salutarvi vi lascio le parole usate dallo stesso Botero quando è stato attaccato per i suoi personaggi “grassi”.
Più che caricature ha detto:

“… Deformazione è la parola esatta della mia arte. Se qualcuno pensa che non abbia scelto di deformare la natura sbaglia, l’arte è deformazione, I miei temi sono talvolta satirici, ma la deformazione non lo è, perché faccio lo stesso con arance e banane e non ho nulla contro questi frutti”