Condivido con voi un mio pensiero, molto personale, collegato alla mia passione e professione: l’architettura.

L’idea non è certo quella di creare un manuale o dettare un decalogo su come disegnare gli oggetti che ci accompagnano ogni giorno; semplicemente mi piacerebbe sensibilizzare le persone su una situazione niente affatto facile per chi la vive: il sovrappeso e, soprattutto, l’obesità.

È da tanto tempo che penso alle problematiche legate all’obesità e al design e all’architettura in generale.

Chi non l’ha vissuto non può immaginare quante sono le difficoltà che si presentano ad una persona sovrappeso da quando si sveglia fino a quando torna a letto.

Premetto, per evitare fraintendimenti, che sono la prima, e credo di averlo detto tante volte, a sostenere che il sovrappeso non è salutare. Però credo anche che non si debba rendere la vita più difficile a tutti coloro che, volenti o nolenti, convivono con questo problema.

A mio parere è venuto il momento di eliminare il concetto di “cliente standard”.

Siamo tutti diversi …

Alti, bassi, grassi, magri, biondi, more                   D i v e r s i t à.

Bambini, ragazzi, adulti, anziani                            D i v e r s i t à.

Potrei fornirvi vari esempi vissuti in prima persona: il primo che mi viene in mente è andare fuori con gli amici (parlo degli anni ’90, quando il mio volume fisico arrivava alle massime espressioni) e rimanere incastrata nella sedia; io la buttavo in ridere, ma dopo ci pensavo. È veramente umiliante come situazione.

E che dire delle porte in generale e soprattutto di quelle delle docce? Talmente strette che hai paura di romperle… e non parliamo dei sanitari che ogni volta diventano più piccoli! Non dico che devono essere giganti, ma almeno utilizzabili dalla maggioranza delle persone… Senza necessariamente pensare a chi ha problemi di peso, pensiamo ad un ragazzo di 1.95 di altezza e 95 chili di peso….

Credo che tutto dovrebbe invece essere disegnato basandosi sulle misure del corpo umano … Mi chiedo allora: ma siamo tutti una taglia 40 o c’è qualcosa che mi sfugge?

Potrei stare tutta una mattina ad elencare esempi, ma l’idea non è quella di lamentarmi; piuttosto vorrei invitare tutti i miei colleghi architetti e designer a riflettere sul concetto di diversità nel processo creativo di tutto ciò che ci circonda, che consenta a chiunque l’accessibilità e anche l’uso e il godimento delle risorse.

E perché non lanciare una sfida a disegnare oggetti che si possano adattare a tutti? Taglia unica, come certi capi di abbigliamento?

Vi lascio con queste riflessioni e spero che mi scriviate per farmi sapere il vostro parere in merito e le vostre idee.

Buon inizio di settimana a tutti.