Mi ritrovo nuovamente a condividere con voi la mia passione per l’arte. Tenete presente che lo faccio soltanto come appassionata, non come esperta. Oggi ho scelto questa donna un po’ particolare, perché a mio parere questa artista ha colori e passione da vendereNiki de Saint Phalle nasce a Neuilly-sur-Seine, in Francia, nel 1930, seconda di cinque figli di Jeanne Jacqueline Harper (attrice statunitense) e André Marie Fal de Saint Phalle (banchiere francese). L’attività finanziaria di famiglia subisce la crisi del 1929 e porterà l’intera famiglia a trasferirsi a New York nel 1937. Niki studia presso scuole cattoliche e pubbliche: il suo carattere ribelle la porta a cambiare spesso scuola. La vita negli Stati Uniti si alterna, per Niki, con le vacanze estive presso i nonni al castello Filerval in Francia. La doppia nazionalità contribuirà a farne una cittadina del mondo, poliglotta e legata ad amicizie internazionali. Dal 1948 si manifestano chiaramente le inclinazioni artistiche di Niki. La prima tappa della sua carriera si esprime nella letteratura. In seguito studia teatro e sogna di diventare attrice. In questo periodo posa come fotomodella per le riviste Vogue e Life, quindi si rivolge, incoraggiata da Hugh Weiss, al mondo del cinema. Nel 1950 sposa lo scrittore Harry, nel 1952 si trasferiscono a Parigi, dove Niki si dedica al teatro e Mathews alla musica. A seguito di una grave crisi nervosa, Niki viene ricoverata in ospedale a Nizza e scopre nella pittura la sua terapia e da qui decide di dedicarvisi completamente. Nel 1956 a St. Gallen, in Svizzera, conosce Jean Tinguely ed Eva Aeppli. Nel 1960 Niki si separa dal marito e inizia a condividere con Tinguely uno studio a Parigi. Nel 1961 realizza i Tiri o Shooting paintings: una serie di azioni durante le quali il pubblico o l’artista stessa spara con la carabina su alcuni rilievi di gesso celati dal quale si trovano sacchetti di pittura che esplodono al momento dell’impatto. Grazie a questi spettacoli-arte comincia a diventare nota ed entra a far parte dei gruppi dei Nouveaux réalistes. Partecipa con Robert Rauschenberg, Jasper Johns e Jean Tinguely al concerto Variations Il di John Cage che si tiene presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Parigi. Ci sarebbe tanto da dire su quest’artista, un vulcano di passione, ma preferisco non raccontarvi molto della sua vita; piuttosto mi piacerebbe condividere con voi una delle sue opere che mi ha colpita e incuriosita in maniera particolare, la Fontaine des Automates a Parigi. La prima volta che l’ho vista ho pensato che fosse di Mirò (per la somiglianza con le sculture di benvenuto a Barcellona) oppure anche di Dalì (la scultura sofà di Labro Mae West); mi scuso per la mia ignoranza, però non ero poi così fuori strada, se avete presente questa particolare fontana, piena di colori e volumi di forme stravaganti. Sto rischiando di essere rimproverata dagli esperti d’arte, ma come semplice spettatrice mi sembrava così :) . Non avevo tutti torti: ho infatti scoperto che Niki è stata sopranominata “outsider artist”  perchè non ha mai avuto una vera e propria formazione artistica, quanto meno non in senso tradizionale. Presto però questa autodidatta arricchisce le sue tecniche nel relazionarsi con artisti sofisticati surrealisti come Ernst, Magritte e anche Dalì. La fontana si trova in mezzo alla Piazza Igor Stravinsky nei pressi del Centre Georges Pompidou, a sud della Chiesa di Saint-Merri, e ha uno stile che è in armonia con la modernità del centro, che si caratterizza per le sue forme avanguardiste e originali. Realizzata nel 1983, insieme  a Jean Tinguely, è composta da 16 colorate sculture in alluminio che ricordano la carriera del celebre musicista e si muovono grazie ai getti d’acqua. Il suono prodotto dalla fontana evoca la musica e il movimento delle statue e conferisce un fascino particolare all’opera, molto amata dai bambini. Una fontana che trasmette simpatia! Ogni scultura ha un nome, anch’esso relazionato al mondo dell’arte e della vita. Si segnalano il “Passero di fuoco“, “L’Amore“, “La Spirale“, “L’Elefante“, “Il Serpente”, La Rana” e “La Morte“. Chi conosce Niki de Saint Phalle si starà chiedendo come mai non ho parlato delle sue “Nanas”, donne gigantesche che portano il peso del mondo, letteralmente, sulle loro spalle. Questa decisione e stata voluta perché non possiamo sempre essere “pesanti” con il nostro #quadrarte. In questi giorni, Parigi dedica una retrospettiva all’artista franco-americana Niki de Saint Phalle (1930-2002), Al Gran Palais, fino al 2 febbraio, 200 opere ripercorrono la carriera di una delle più grandi figure del movimento del “nuovo realismo”.

“There was always, and there still is, something to excited about it” “C’è sempre stato, ancora c’è, qualcosa che ci emoziona”

A presto!!!